Idee, materiali e artigianato

Giarre tra arte e artigianato: la storia della pietra lavica ceramizzata

Tra l’Etna e il Mar Ionio, Giarre è una città profondamente legata al lavoro artigianale, alla creatività e alla trasformazione delle materie prime offerte dal territorio siciliano.

Giuseppe e Gianvito Sorbello nel vecchio laboratorio durante le prime sperimentazioni sulla pietra lavica
Indice dell’articolo

La pietra lavica occupa un posto particolare in questa storia. Per secoli è stata utilizzata nell’architettura, nelle pavimentazioni, nei portali e negli elementi decorativi dei paesi etnei. Con il tempo, grazie all’incontro tra ricerca tecnica e sensibilità artistica, questo materiale scuro e apparentemente severo è diventato una superficie ricca di colori, sfumature e possibilità espressive.

A Giarre, e in particolare nella frazione di Macchia, agli inizi degli anni Ottanta prese forma un percorso di ricerca dedicato alle grandi superfici in pietra lavica ceramizzata.

Nel laboratorio del Maestro Giuseppe Sorbello e di suo figlio Gianvito iniziarono sperimentazioni destinate a trasformare la pietra dell’Etna in tavoli, piani da cucina, rivestimenti ed elementi di arredo di grandi dimensioni.

Una storia nella quale arte, artigianato, tecnologia e territorio continuano ancora oggi a incontrarsi.

Giarre e la tradizione dell’artigianato etneo

La posizione di Giarre, alle pendici orientali dell’Etna, ha favorito nel tempo lo sviluppo di attività commerciali e artigianali strettamente legate alle risorse locali.

La lavorazione del ferro battuto, del legno, della terracotta e della pietra lavica ha contribuito a formare un patrimonio di competenze tramandato tra generazioni di artigiani. In questo contesto, il laboratorio non rappresentava soltanto un luogo di produzione, ma anche uno spazio di sperimentazione nel quale tecnica, manualità e creatività potevano fondersi.

La pietra lavica dell’Etna, inizialmente impiegata soprattutto come materiale da costruzione, iniziò progressivamente a essere osservata con uno sguardo diverso. La sua solidità, la capacità di resistere al calore e la possibilità di essere tagliata e sagomata la rendevano adatta a utilizzi che andavano oltre l’edilizia tradizionale.

Il passaggio decisivo fu immaginare questo materiale non più soltanto come una pietra strutturale, ma come una vera superficie artistica.

Giarre tra vigneti, agrumi e nuove coltivazioni

Il paesaggio di Giarre non è stato modellato soltanto dall’artigianato. La posizione tra le pendici dell’Etna e il Mar Ionio, i terreni di origine vulcanica e un clima mitigato dalla vicinanza del mare hanno favorito anche una tradizione agricola ricca e diversificata.

Una parte del territorio comunale rientra nella zona di produzione dell’Etna DOC. Sul versante orientale del vulcano l’esposizione e le brezze costiere contribuiscono a creare condizioni adatte a una viticoltura di qualità. Tra i vitigni più rappresentativi si trovano il Nerello Mascalese, principale uva a bacca rossa dell’Etna, e il Carricante, antica varietà bianca particolarmente legata a questo versante.

La viticoltura ebbe anche un ruolo nella storia commerciale locale. I mercanti di vino dell’area di Giarre e Riposto esportavano le uve dell’Etna verso la Germania. Questi scambi contribuirono in seguito all’arrivo dei tuberi da seme e allo sviluppo delle patate precoci, che nel Novecento assunsero una notevole importanza economica per il territorio.

Accanto alla vite e alle patate, gli agrumi rappresentano da lungo tempo una componente essenziale del paesaggio agricolo. Giarre rientra nell’area del Limone dell’Etna IGP, mentre negli anni più recenti alcune aziende locali hanno sviluppato coltivazioni di avocado e di altri frutti subtropicali, valorizzando il particolare microclima della fascia ionico-etnea.

Vigneti, agrumeti e nuove coltivazioni raccontano così lo stesso rapporto tra natura e lavoro umano visibile nei terrazzamenti e nei muretti a secco in pietra lavica. È un paesaggio nel quale la materia offerta dall’Etna viene coltivata, costruita e trasformata, fino a diventare anche superficie artistica.

Le origini della ceramizzazione della pietra lavica

La tecnica di applicare smalti e decorazioni a fuoco sulla pietra vulcanica ha origini precedenti agli anni Ottanta.

Esperienze di pittura a smalto su supporti lavici sono documentate già nel XIX secolo. Nel corso del Novecento, e in particolare nella seconda metà del secolo, diversi artisti e ceramisti dell’area etnea ripresero e svilupparono queste lavorazioni, applicandole soprattutto a oggetti, piastrelle ed elementi decorativi.

La tecnica consiste, in termini generali, nell’applicare sulla superficie della pietra lavica appositi smalti ceramici, colori e cristalline. Il manufatto viene successivamente sottoposto a uno o più cicli di cottura ad alta temperatura.

Durante la cottura, lo smalto si fonde e aderisce al supporto basaltico, creando una superficie decorata che unisce le caratteristiche della pietra alla brillantezza e alla varietà cromatica della ceramica.

Il Maestro Platania negli anni Ottanta durante la lavorazione di una grande superficie in pietra lavica

Una tecnica antica, una nuova visione

L’innovazione sviluppata a Giarre non consistette quindi nell’invenzione assoluta della decorazione sulla pietra lavica.

La vera svolta fu immaginare di trasferire questa lavorazione su lastre e manufatti di dimensioni molto più grandi rispetto a quelli comunemente realizzati fino a quel momento.

Non più soltanto mattonelle, piccoli pannelli o oggetti decorativi, ma tavoli, piani da cucina, lavelli, rivestimenti, pavimenti ed elementi architettonici progettati su misura.

Questo cambiamento richiese nuove conoscenze, attrezzature più grandi e un controllo molto più accurato di ogni fase produttiva.

Le sperimentazioni sulle grandi superfici laviche a Macchia di Giarre

All’inizio degli anni Ottanta, nel laboratorio Artesole di Macchia di Giarre, alle pendici dell’Etna, presero avvio le prime sperimentazioni sulle grandi superfici laviche.

Il Maestro Giuseppe Sorbello, insieme al figlio Gianvito, iniziò a studiare il comportamento della pietra durante la smaltatura e la cottura, affrontando problemi tecnici che nella ceramica tradizionale avevano un peso molto minore.

Una grande lastra di basalto, infatti, non reagisce al calore come una normale piastrella. Il suo peso, lo spessore, la composizione e le tensioni interne possono influenzare il risultato finale.

Era quindi necessario comprendere:

  • quali blocchi di pietra fossero più adatti alla lavorazione;
  • come tagliare le lastre mantenendole stabili;
  • quali spessori utilizzare;
  • come preparare correttamente la superficie;
  • quali smalti fossero compatibili con il basalto;
  • come distribuire il calore durante la cottura;
  • con quali tempi raffreddare il manufatto;
  • come limitare deformazioni, rotture e difetti superficiali.

Ogni prova contribuiva ad acquisire nuove conoscenze. Il laboratorio diventò così un luogo nel quale l’esperienza artigianale dialogava continuamente con la ricerca tecnica.

Giuseppe Sorbello negli anni Ottanta con una grande lastra di pietra lavica sagomata

Perché prima degli anni Ottanta le grandi superfici erano difficili da realizzare?

La ceramizzazione di grandi lastre laviche era ostacolata principalmente da due difficoltà: il taglio della materia prima e la cottura.

La difficoltà di tagliare grandi blocchi di pietra lavica

Per ottenere una superficie di grandi dimensioni è necessario partire da blocchi idonei, selezionarli con attenzione e sezionarli in lastre regolari.

In passato, la disponibilità di macchinari capaci di tagliare grandi blocchi di basalto con precisione era molto più limitata. La lavorazione richiedeva attrezzature robuste, utensili adeguati e personale capace di riconoscere le caratteristiche interne della pietra.

Un difetto non visibile, una frattura o una tensione presente nel blocco potevano compromettere la lastra durante il taglio o nelle successive fasi di cottura.

La necessità di forni più grandi e cicli specifici

La seconda difficoltà riguardava i forni.

I forni ceramici utilizzati all’epoca erano generalmente progettati per cuocere piastrelle, vasellame e oggetti di dimensioni relativamente contenute. Una grande lastra di pietra lavica richiedeva invece una camera di cottura più ampia e una distribuzione uniforme del calore.

Per portare avanti le sperimentazioni, fu necessario intervenire sulla struttura dei forni e studiare curve di riscaldamento e raffreddamento differenti da quelle della ceramica tradizionale.

Artesole richiese quindi a costruttori specializzati, molti dei quali attivi nel distretto ceramico di Deruta, modifiche alle dimensioni dei forni, alla disposizione degli elementi riscaldanti e alla gestione dei cicli di cottura.

Non si trattava semplicemente di costruire un forno più grande. Occorreva realizzare un impianto capace di accompagnare gradualmente la pietra attraverso le variazioni di temperatura, riducendo il rischio di shock termici e rotture.

Gianvito Sorbello durante la fase di smaltatura nel vecchio laboratorio

L’innovazione di Artesole nella pietra lavica ceramizzata

Il percorso avviato da Giuseppe e Gianvito Sorbello ampliò le applicazioni della pietra lavica ceramizzata, portandola dagli oggetti decorativi all’arredamento e alla progettazione architettonica.

La ricerca non riguardava soltanto la decorazione, ma l’intero processo produttivo:

  • selezione della materia prima;
  • taglio dei blocchi;
  • realizzazione delle lastre;
  • sagomatura dei manufatti;
  • preparazione della superficie;
  • applicazione degli smalti;
  • decorazione manuale;
  • cottura;
  • controllo e rifinitura finale.

La possibilità di seguire internamente le diverse lavorazioni permetteva di intervenire rapidamente sulle caratteristiche del prodotto e di realizzare elementi personalizzati per forma, dimensione, spessore e decorazione.

Dall’acquerello alla pietra dell’Etna

Un altro elemento caratteristico della ricerca di Giuseppe Sorbello fu il tentativo di trasferire sulla pietra lavica la leggerezza e la profondità cromatica della pittura ad acquerello.

Si trattava di una sfida complessa. Gli smalti ceramici modificano il proprio aspetto durante la cottura e il colore visibile prima dell’ingresso nel forno può essere molto diverso dal risultato finale.

La conoscenza dei pigmenti, delle cristalline, delle temperature e delle reazioni tra i materiali diventava quindi fondamentale per ottenere effetti armoniosi e controllati.

Da questa sperimentazione nacque un linguaggio artistico nel quale la forza della pietra si incontrava con la delicatezza della pittura manuale.

Il Maestro Giuseppe Sorbello dipinge ad acquerello nel laboratorio

Perché Giarre è legata alla pietra lavica ceramizzata?

Giarre si trova all’interno di un territorio nel quale sono concentrate diverse fasi della lavorazione della pietra dell’Etna.

La relativa vicinanza alle cave, ai laboratori di taglio, agli artigiani e alle competenze tecniche ha favorito la nascita di una filiera specializzata. Blocchi e lastre potevano essere selezionati, lavorati, trasportati e trasformati senza allontanarsi eccessivamente dal territorio di origine.

Nel laboratorio Artesole di Macchia, la ricerca sulle grandi superfici si è tradotta nella realizzazione di arredi complessi e nella collaborazione con professionisti italiani e internazionali.

Per questo motivo, parlare di artigianato della pietra lavica a Giarre significa raccontare non soltanto un’attività produttiva, ma un sistema di conoscenze nato dal rapporto diretto con l’Etna.

Giarre, Caltagirone e Santo Stefano di Camastra: tradizioni differenti

Caltagirone e Santo Stefano di Camastra sono conosciute soprattutto per la grande tradizione della ceramica artistica siciliana.

Vasi, piatti, maioliche, pavimenti e oggetti decorativi hanno reso queste località celebri ben oltre i confini regionali. La loro storia è legata principalmente alla lavorazione dell’argilla e alla produzione di manufatti ceramici.

Giarre e il territorio etneo hanno invece sviluppato un rapporto particolarmente stretto con il basalto lavico.

La differenza non deve essere interpretata come una competizione tra territori, ma come il risultato di storie artigianali diverse. Da una parte la ceramica modellata e cotta a partire dall’argilla; dall’altra un materiale naturale già formato dal vulcano, successivamente tagliato, smaltato, decorato e nuovamente sottoposto al fuoco.

Nel corso degli anni anche laboratori appartenenti ad altri distretti ceramici hanno iniziato a utilizzare la pietra lavica. Tuttavia, la materia prima e molte delle competenze necessarie al suo taglio continuano a essere strettamente legate all’area etnea.

Un punto di riferimento per architetti e interior designer

La possibilità di realizzare elementi su misura ha avvicinato la pietra lavica ceramizzata al mondo dell’architettura e dell’interior design.

Un progetto destinato a una villa, a un albergo, a un ristorante o a uno spazio pubblico può richiedere misure, colori e forme non disponibili nei normali cataloghi industriali.

In questi casi il dialogo diretto tra progettista e laboratorio diventa essenziale.

Architetti, designer e committenti possono osservare personalmente:

  • la scelta delle lastre;
  • le fasi di taglio e sagomatura;
  • le prove cromatiche;
  • la decorazione manuale;
  • la preparazione dei manufatti;
  • la cottura nei forni;
  • il risultato finale degli smalti.

La visita al laboratorio permette inoltre di valutare dal vivo colori e superfici che possono essere difficili da rappresentare con precisione attraverso fotografie, campioni digitali o render.

Ogni smalto reagisce infatti alla temperatura, alla composizione della pietra e al modo in cui viene applicato. Piccole variazioni costituiscono parte del valore artigianale del prodotto e rendono ogni realizzazione differente dalle altre.

Perché le superfici laviche sono ricercate nell’arredamento?

La pietra lavica ceramizzata possiede caratteristiche che la distinguono sia dalla ceramica tradizionale sia dal grès porcellanato.

Grandi dimensioni e spessori personalizzati

La pietra può essere lavorata in lastre e manufatti di dimensioni considerevoli.

A seconda del progetto e delle caratteristiche tecniche richieste, è possibile utilizzare spessori che partono da circa un centimetro e possono raggiungere diversi centimetri.

Questo permette di realizzare non soltanto rivestimenti, ma veri elementi strutturali e complementi di arredo come tavoli, top, lavelli, gradini, mensole e piani da lavoro.

Solidità del supporto basaltico

A differenza di una normale piastrella, la superficie smaltata poggia su un supporto costituito da basalto naturale.

Quando la pietra viene selezionata e lavorata correttamente, questa struttura conferisce al manufatto robustezza e stabilità, rendendolo adatto anche a elementi sottoposti a un uso frequente.

Resistenza al calore e agli agenti esterni

La pietra lavica nasce da temperature elevatissime e possiede naturalmente una buona resistenza termica.

Dopo un corretto processo di smaltatura e cottura, può essere utilizzata per realizzazioni destinate sia agli ambienti interni sia agli spazi esterni, come tavoli da giardino, cucine, barbecue, pavimentazioni e rivestimenti.

Le prestazioni effettive dipendono comunque dal tipo di pietra, dagli smalti utilizzati, dalla lavorazione e dalla destinazione d’uso prevista.

Colori profondi e superfici irripetibili

La cottura degli smalti sul basalto può generare effetti cromatici, variazioni e profondità difficili da riprodurre in modo perfettamente identico.

Queste differenze non rappresentano necessariamente un difetto. Sono spesso il segno dell’interazione tra materia naturale, fuoco e lavorazione manuale.

Ogni superficie conserva così una propria identità.

Dalla tradizione artigianale al design contemporaneo

La storia della pietra lavica ceramizzata a Giarre dimostra come un materiale antico possa essere reinterpretato attraverso la ricerca e il progetto.

Quella che un tempo era considerata soprattutto una pietra da costruzione è oggi utilizzata per tavoli, cucine, bagni, pavimenti, rivestimenti, arredi urbani e soluzioni personalizzate per l’architettura.

L’evoluzione non ha cancellato la componente artigianale. Al contrario, l’ha resa ancora più importante.

Macchinari per il taglio, sistemi di progettazione e forni tecnologicamente avanzati permettono di lavorare con maggiore precisione, ma la scelta della pietra, l’applicazione degli smalti, la decorazione e la valutazione del risultato continuano a richiedere esperienza umana.

Dalle decorazioni artistiche alle superfici monocolore contemporanee

L’evoluzione della ricerca non riguarda soltanto la decorazione artistica tradizionale. Oggi Artesole utilizza l’esperienza maturata nella preparazione degli smalti e nella gestione dei cicli di cottura anche per realizzare superfici dal gusto contemporaneo, caratterizzate da colori pieni, tonalità monocolore ed effetti cromatici più essenziali.

Il calore del forno, unito alle particolari caratteristiche chimico-fisiche della pietra lavica, conferisce agli smalti profondità, leggere variazioni cromatiche e riflessi difficilmente riscontrabili nei materiali ceramici industriali tradizionali, come il grès porcellanato.

La superficie mantiene così un aspetto moderno e minimale, ma allo stesso tempo vivo, materico e mai completamente uniforme.

Queste lavorazioni permettono di integrare la pietra lavica in cucine, tavoli, piani, rivestimenti ed elementi d’arredo destinati a progetti di interior design contemporaneo.

La possibilità di scegliere tonalità neutre, colori intensi, finiture lucide, satinate o materiche consente inoltre di adattare la pietra lavica sia agli ambienti classici sia agli spazi architettonici più moderni.

È da questo equilibrio che nasce l’identità dell’artigianato della pietra lavica a Giarre: un incontro tra il fuoco dell’Etna, la creatività degli artisti e la conoscenza tecnica degli artigiani.

Artesole e la continuità di una storia nata a Giarre

Il laboratorio Artesole porta avanti questa ricerca attraverso la progettazione e la produzione di superfici e arredi in pietra lavica ceramizzata.

Dalle prime sperimentazioni condotte a Macchia di Giarre negli anni Ottanta, l’attività si è evoluta integrando nuove attrezzature, competenze artistiche e processi produttivi.

La pietra viene trasformata seguendo le esigenze del singolo progetto, mantenendo il legame con il territorio e con la decorazione manuale.

Accanto ai motivi della tradizione siciliana, Artesole realizza oggi anche superfici monocolore, decorazioni geometriche, composizioni astratte e soluzioni pensate per l’arredamento contemporaneo.

Ogni realizzazione racconta così una parte della storia di Giarre: una città nella quale la materia generata dal vulcano è diventata arte, artigianato e design.

Il Maestro Giuseppe Sorbello lavora con le allieve nel nuovo laboratorio

Domande frequenti sull’artigianato della pietra lavica a Giarre

Perché la pietra lavica ceramizzata è un’eccellenza di Giarre e del territorio etneo?

Perché unisce una materia naturale dell’Etna alle competenze tecniche e artistiche sviluppate in Sicilia. A Macchia di Giarre, nel territorio tra Catania e Taormina, Artesole sperimenta dagli anni Ottanta la lavorazione, la smaltatura, la decorazione e la cottura di grandi superfici laviche, trasformandole in tavoli, cucine, rivestimenti e opere su misura. Da questo incontro tra territorio, ricerca e artigianato nasce l’identità di Artesole come Fabbrica d’Arte e atelier specializzato nella pietra lavica ceramizzata.

Quali produzioni agricole e vinicole caratterizzano il territorio di Giarre?

Il territorio di Giarre è legato al Limone dell’Etna IGP, agli agrumi, alle patate precoci e, più recentemente, alla coltivazione di avocado e altri frutti subtropicali. Una parte del comune rientra inoltre nella zona dell’Etna DOC, caratterizzata da vitigni autoctoni come Nerello Mascalese e Carricante.

Quando è nata la tecnica della ceramizzazione della pietra lavica?

Le prime esperienze documentate di decorazione a smalto su supporti lavici risalgono al XIX secolo. Nel corso del Novecento la tecnica è stata ripresa e sviluppata in Sicilia, mentre dagli anni Ottanta a Giarre è iniziata una ricerca specifica sulle grandi superfici e sugli elementi di arredo.

Qual è stata l’innovazione introdotta da Artesole?

L’innovazione principale è stata l’applicazione della ceramizzazione a manufatti e lastre di grandi dimensioni, accompagnata dallo studio di forni, cicli di cottura, smalti e processi produttivi adatti alla pietra lavica.

Artesole realizza anche superfici moderne e monocolore?

Sì. Oltre alle decorazioni artistiche tradizionali, Artesole realizza superfici monocolore e soluzioni cromatiche contemporanee destinate a tavoli, cucine, piani, rivestimenti ed elementi di interior design.

La cottura degli smalti sulla pietra lavica può creare leggere variazioni, profondità e riflessi che rendono ogni superficie materica e sostanzialmente unica.

Perché le grandi superfici laviche erano difficili da realizzare?

Erano necessari macchinari capaci di tagliare grandi blocchi di basalto, forni con camere di cottura adeguate e cicli termici studiati per ridurre il rischio di deformazioni o rotture.

Che differenza c’è tra la pietra lavica ceramizzata e la ceramica?

La ceramica tradizionale nasce generalmente dalla modellazione e dalla cottura dell’argilla. Nella pietra lavica ceramizzata, invece, il supporto è una lastra di basalto naturale sulla quale vengono applicati smalti e decorazioni successivamente cotti ad alta temperatura.

Perché architetti e designer scelgono la pietra lavica?

La pietra lavica permette di realizzare elementi su misura, anche in grandi dimensioni e con spessori importanti. Offre inoltre una superficie decorabile, resistente e caratterizzata da effetti cromatici difficili da riprodurre con materiali industriali.

La pietra lavica ceramizzata può essere utilizzata all’esterno?

Sì, quando il materiale, gli smalti e la lavorazione sono adeguati alla destinazione d’uso. Può essere impiegata per tavoli da giardino, rivestimenti, pavimenti, barbecue e altri elementi esposti agli agenti atmosferici.

Ogni superficie lavica ceramizzata è uguale alle altre?

No. La pietra naturale, l’applicazione manuale degli smalti e le reazioni che avvengono durante la cottura possono produrre leggere variazioni di colore e texture. Queste caratteristiche rendono ogni manufatto sostanzialmente unico.

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